L’università che verrà, secondo Grillo

Invitato da Stiglitz in occasione di una sua lezione alla Facoltà di Economia di Ancona, Beppe Grillo prende la parola, entra in collisione con parte della platea, viene supportato e criticato.

Ma questo è nelle cose. Quello che mi interessa è il discorso che ha fatto prima di andarsene, parlando ai docenti:

Siete persone finite, insegnate concetti vecchi.
Imetodo di insegnare l’economia di questi anziani docenti che si sentono bypassati da nuove regole, che non conoscono assolutamente la rete. Io volevo fare un discorso sulla rete, ma vedo che si oppongono con le unghie e con i denti; la rete taglierà fuori queste università barocche.
Ognuno poi è libero di pensare ciò che vuole, le università devono essere al centro di un pò di casino, no?
Se no se stiamo sempre lì a sentir parlare questo barocco ottocentesco dell’economia; non parlo di Stiglitz, ma di quasi tutti i docenti di oggi, che sono ancorati a principi vecchi.

Lo lascio qui. Se sarà il caso ne riparleremo.

Per capire il contesto…

L’esperienza della politica e le conversazioni dal basso

La lucida analisi di Giuseppe e i commenti al post precedente mi offrono spunti per chiarire alcuni passaggi per la chiacchierata di domani.

Politica e sfera pubblica
E’ evidente che se pensiamo alla Rete e alle forme conversazionali e dell’abitare praticate ci troviamo di fronte ad un doppio mutamento.
Uno “quantitativo” che è caratterizzato dalle nuove possibilità e capacità di partecipazione alla sfera pubblica grazie ad una convergenza fra architettura distribuita della rete ed abbattimento crescente dei costi. Il vero effetto è però al momento quello di una crescita progressiva e diffusiva di un ruolo mutato rispetto alla natura di lettore/spettatore che ci ha caratterizzato all’interno dei linguaggi del ‘900.
L’altro, appunto, “qualitativo”: l’esperienza di essere potenzialmente soggetto della conversazione invece che oggetto di questa. Non solo quindi un cittadino, consumatore, elettore di cui si parla ma un individuo che prende la parola. Una presa di parola che sarà sempre più percepita non come evento straordinario ma come parte della quotidianità.

a. Cambia la percezione che come individui abbiamo della nostra posizione nella comunicazione della società. Questa un frame capace di contenere l’emergere di una cultura partecipativa a base mediale.

b. Cambiano sia i modi dell’ascolto che i modi di osservare ed elaborare gli eventi dell’esistenza: non dobbiamo più considerarli fatti strettamente privati ma possiamo farli diventare oggetto di comunicazione pubblica.

Problemi di rappresentazione
A questo punto si tratta di capire in quali modi la sfera pubblica contemporanea viene rappresentata.
È evidente che i media svolgono nella società la funzione rilevante di rappresentazione della sfera pubblica, attraverso modi di selettività dell’informazione e costruzione di un’agenda che “impone” i temi della società. Per farlo “costruiscono” una realtà comunicativa che è trasparente rispetto agli eventi in corso (si crea cioè un dato sapere tematico attraverso “oggetti” concretizzati di volta in volta: i rifiuti a Napoli) e allo stesso tempo non trasparente su chi reagisce ad essi e come: non sappiamo come chi legge la notizia reagisce, cosa ne pensa. La potenza diffusiva è proprio questa – dall’invenzione della stampa in poi: anonimato e astrattezza rispetto al ricevente, con buona pace delle lettere al direttore.

La realtà delle “conversazioni dal basso”, la realtà grassroots, è post-rappresentazionista, può riagganciare cioè vissuto a rappresentazione. Prendete un post che “mette a tema” un oggetto a partire dal proprio spazio vicino, dai propri pensieri, dagli accadimenti che stanno dove sati tu. E prendete i commenti a questo, quelli diretti e quelli sotto forma di altri post. La trasparenza sui due lati come presupposto delle conversazioni.

E allora?
Ora: come queste due realtà, dei media di massa e delle conversazioni, entrano in relazione è il vero nodo del problema.
Come verrà costruita l’“agenda” nel futuro, quando le opinioni saranno discusse con rilevanza anche in Rete – cioè quando, in Italia, si uscirà dalla provincializzazione della blogosfera?
Se prendiamo i primi dati della nostra ricerca LaRica  sui socil media in Italia, oggi abbiamo quasi 3 milioni di blog e circa 10 milioni di lettori. Il 75% di chi scrive è un/una giovane tra i 18 e i 29 anni: è la generazione Y che sta arrivando! E questa è una realtà che va monitorata.

Quale occasione rappresenterà la Rete per mettere in connessione i vissuti degli individui con quelli della politica?
Anche qui credo che le sperimentazioni di blog di politici o forum imposti dall’alto come quelli del Partito Democratico – effetto desertificazione – siano solo segnali deboli di qualcosa che accadrà.

Il vero punto sta nel capire che la sfera pubblica in Rete non è fatta dagli strumenti ma dalle pratiche di produzione sociale che si rendono disponibili, sulla produzione culturale che si riesce a generare. Sono i progetti di questo tipo che vanno promossi, osservati e monitorati. Perché il punto non è “la Rete” ma la capacità di generare trasformazioni culturali. La Rete mi sembra rappresentare un luogo di osservazione privilegiato per le pratiche e i linguaggi della mutazione. Si tratta ora di tentare di costruire progetti che supportino e diffondano un mutamento culturale.

 

DuepuntoZoro

Esistono modi che gli individui utilizzano per entrare nelle conversazioni sulla politica che partono dalla possibilità di generare contenuti, dal basso.

Contenuti capaci, ad esempio, di sfruttare i linguaggi audiovisivi e attraverso “corti militanti”, graffianti e che riescono a miscelare vissuto autobiografico e storia del (bel) paese.

Corti che dialogano in modo direttamente indiretto con i politici , si confrontano con le forme della comunicazione politica di massa. E che sanno raccontare i perchè meglio di corsivi al vetriolo di certi gionalisti.

Con la consapevolezza che, dal basso, si possa produrre “senso”, un senso che si raccorda ai vissuti in modo meno astratto: di una politica che sa prendere corpo.

Peccato che i politici non siano entrati in queste conversazioni che gli avrebbero consentito di capire meglio quello che accade al di fuori di forum prezzolati inutilmente imposti dall’alto. Peccato utilizzino come osservatorio i media di massa, sempre meno capaci di essere rappresentativi delle mutazioni dell’opinione pubblica, sempre meno capaci di essere irritativi per la politica.

Magari ne parleremo. Sarebbe utile pensare ad una politica più 2.zoro

Resistenza 2.0: Mondine in SecondLife

25 aprile. La differenza è fare qualcosa per l’indifferenza.

Un atto simbolico che prenda corpo. Magari nei territori dell’immateriale.
Ecco come nasce il progetto Mondine in SecondLife che costruisce un territorio di esperienza per gli avatar.

Entrare nella risaia e trascinarsi lentamente e a fatica tra acqua e piante. Indossare gli abiti delle mondine. Sentirne le voci. Evocarne i ricordi.

Ma la cosa più interessante è che il metodo di lavoro ha portato in pochissimo tempo dall’ideazione alla realizzazione. SecondLife come cultura partecipativa a volte funziona.

Grazie a tutti.

Credits:
In Second Life
Asian Lednev,Gianky Lindman, Ginevra Lancaster, Joannes Bedrosian, Liu Lunasea, Martha Nieuport, Mr Volare, Raffaella Aeon, Rosa Waechter, Tilde Back, Velas Lunasea.

Gruppo Mondine 2.0
Valeria, Freddy, Jessica.

Il tempo dei corpi e quello della comunicazione in SecondLife

Ieri sera nella ”galleria da opera mondo” di Roberta Greenfield in molti ci siamo trovati a Postutopia per un’azione performativa - ne parla Liu - ideata da Asian Lednev con la sua opera monumentale Skin Tower. Una torre che arriva fino alle nuvole nella quale farsi teletrasportare per lasciarsi cadere dalla cima al fondo, in un tempo rallentato che rielabora il vissuto temporale dell’avatar dentro SL.

 

L’iperattenzione per la dimensione testuale che ci coinvolge dentro SL - maniacale lettura di IM molteplici che sovrappongono i piani della conversazione - viene a sovrapporsi con l’esperienza della caduta che dilata il tempo attonro ad uno spazio cavo che fa scivolare la comunicazione sull’attenzione per il proprio corpo e il corpo degli altri.

Lo spettacolo dei corpi in caduta, rallentati, violati nel loro senso della posizione, agganciano il vissuto ad un viaggio collettivo interminabile (dal punto di vista dell’avatar che in Sl gioca fra immobilità e volo). Chi è dietro lo schermo osserva il sè avatar e gli altri nello spazio dilatato, rincorrendo le conversazioni che più di altre volte rimandano alla posizione dell’avatar che cade: “Dove sono?”, “Quanto manca al fondo?” “… e tu dove sei?”. Tutti presenti, come sempre nella comunicazione, ma con la necessità di riagganciare ai propri tempi il vissuto, assieme agli altri.

I’m getting bored of Facebook

L’uso diffuso e pervasivo del social network Facebook si associa a forme ironiche di manifesto dissenso.

Il peso della continua proposta da parte dei friends di installare applicazioni più che inutili (Sushi: “Send sushi to your friends!”; What’s your kissing style?: “Sweet and sensitive or wild and crazy? Find out!”)  capaci di rendere misurabili affetti ed energie cosmiche (Mojo Meter: “uses smart cosmic calculations to determine your daily energy. Your daily MOJO scores will give you a good indication of how your day is likely to be.”) e di impegnarti in cause di scarsa utilità pubblica (Support “Partying is life!!!: Helping everyone on earth to party bacause somewhere… someplace… people aren’t as fortunate as us… so why not enbrace it and enjoy it…) comincia a farsi sentire.

Eppure la componente di intrattenimento relazionale con il proprio social network è la risorsa principale di questo strumento: sviluppare interessi e rapporti proprio nell’ibridazione utilità/futilità, uso della dimensione fun come potenziale componente “metacomunicativa”, come dire: “Ci sono per te!”, “Ti tengo in considerazione!”. Attraverso quindi anche un disimpegno che si può permettere di costruire relazioni fra ruoli diversi e livelli differenti di amicizia.

Ma la moltiplicazione dei contatti esponenziale si associa oggi alla moltiplicazione delle applicazioni circolanti e che si spediscono praticamente in automatico ai propri contatti quando le si installa per sè. Quello che nella fase iniziale è componente esplorativa del mezzo oggi sembra richiedere una visione etica. Disinstallare, non inviare proposte di applicazioni a valanga, selezionare diventa un imperativo dell’etica della comunicazione nei social network che ridefinirà i confini delle socialmedia relatiosnship.

L’evoluzione della sfera pubblica all’epoca della Rete

Da domani mi trovate a Lecce con un sacco di amici per il convegno su Trasformazioni nello/dello spazio pubblico.
Il tema è oggi centrale.

La sfera pubblica all’epoca del Farsi Media e dello sviluppo dei social network e dei mondi online trasforma la sua funzione rispetto alla società. Non più rappresentativa ma “irritativa”.

Cambia la percezione che come individui abbiamo della nostra “posizione” nella comunicazione della società.
Emerge una nuova cultura partecipativa a base mediale.

Gli eventi connessi alla nostra esistenza non vengono più considerati fatti privati ma possono essere resi “oggetti” di comunicazione pubblica.

C’è una mutazione in atto sempre più evidente. Proveremo ad esplorarla.

Nude: Radioheadremix culture

Foto di Steve Rhodes

Prendete una delle più grandi band come i Radiohead, un gigantesco store di musica online come iTunes e la più grande comunità di musica indipendente come GarageBand, agitate (e non: mescolate) e avrete ottenuto un progetto di remix culture a base musicale che coinvolge e fa interagire realtà mainstream e non mainstream.

Il progetto Radiohead remix vi permette di remixare l’ultimo singolo Nude della band.

E’ possibile acquistare su iTunes le tracce separate del pezzo (bass, voice, guitar, strings/fx and drums), remixarle con GarageBand o un altro programma, integrandole con strumentazione propria e caricare sul sito la propria verisone che verrà ascoltata e votata fino al 1 maggio dal pubblico. La migliore verrà rpesa in considerazione dai Radiohead per non meglio specificate finalità.

Chi produce un remix lo può pubblicizzare attraverso un widget sulla propria pagina di social network permettendo ai propri amici e conoscenti di votare la sua versione da lì.

Il progetto stimola la produzione di contenuti (1147 le versioni presenti al momento) a partire dalla messa in circolo delle tracce audio del pezzo (a pagamento), sfruttando la dimensione di social ranking.
Da una parte abbiamo lo “sfruttamento” del lavoro creativo di musicisti che regalano le loro idee. Anche se esistono minime garanzie commerciali:

Xurbia shall not commercially exploit the Remixes of the Song created by the Entrant without consulting with the Entrant prior to such commercial exploitation.

Dall’altra l’occasione di visibilità che un’operazione del genere può consentire a chi remixa, sia “interna”, verso i social network di cui fa parte e nella estensione di questi; che “esterna”, grazie alla presenza sul sito del progetto e, se nei primi 10, su quello dei Radiohead.

L’idea di fondo è però, al di là di tutto, interessante: pensare il proprio pubblico come produttore a partire dai propri stimoli e creare un cortocircuito creativo dove produttori e consumatori rovesciano continuamente le parti.

Un ringraziamentlo a Laura per la segnalazione.

 

Incontri elettorali

Sono stato all’incontro con Anna Finocchiaro, candidata del PD alla presidenza della regione Sicilia.
Dnetro SecondLife, nella sim Italiani Europei.

Come recita la note che ho ricevuto da Roberta:

L’evento che in RL si svolgera’ a Catania, dove assistera’ un folto pubblico di giovani, sara’ moderato da Pico Miles, in rl Antonino Galante, ed e’ stato organizzato dai gruppi Italia e Italiani in Second Life, Sicilia e Siciliani in Second Life, ITALIAN ZONE e Sicilians. In particolare alla realizzazione dell’evento hanno contribuito Roberta Greenfield (owner di ITALIAN ZONE), Joey Dhara (owner di Sikania) Mae Jun (amministratrice della sim Italiani europei) Grocon Emoto e Ginevra Lancaster (che hanno, rispettivamente creato e abbigliato l’avatar di Anna Finocchiaro) e non ultima Viviana Santanello che cura il blog di Anna Finocchiaro su MySpace.

Mix efficace real/second life, quindi, creando corrispondenza dell’evento - e facendo aspettare un po’ 60 avatar.

Con cura della skin della candidata…

 

… e dei particolari - come la guardia del corpo.

Anna Finocchiaro era febbricitante ma il tono era entusiasta, e ha accettato di rispondere alle domande poste dagli avatar attraverso Pico. A poche domande. La stanchezza si sentiva. Lucide però le risposte su precariato come male eliminabile e sulla trasformazione possibile della Sicilia (”l’alleanza con la sinistra arcobaleno e con altri” dice la senatrice “dipende dal fatto che qui in Sicilia o si sta da una parte o si sta dall’altra: la scelta è radicale”).

Alla domanda “Perchè dovrei andare a votare” risponde una cosa che assomiglia a questa: 1. perchè se non qualcun’altro sceglie per te, e se non ti piace e vuoi cambiare non devi lasciare in mano agli altri il tuo cambiamento; 2. perchè è un periodo di straordinario mutamento e “c’è il modenro da una parte e il pre moderno dall’altra”.

60 avatar. Pochi direte. Eppure l’efficacia di un incontro in questo tipo di ambiente, l’intimità comunicativa che si respira, la capacità per la dimensione mainstream di entrare nelle conversazioni… si sente.
L’occasione però secondo me è stata interessante e un po’ mancata. Certamente per la fretta. Per non aver risposto a tutto. Ma anche per il clima  da media mainstream che si rischia di respirare quando ti curano il voice e si sentono presenze di supporto.

Un’esperienza da riprovare, comunque. E’ il primo politico italiano che viene invitato e risponde di sì, subito, e con gentilezza si mette a disposizione - durante tour de force elettorale. Chapeau.

Endorsment elettorale

Io domenica vado a votare.

Dopo le elezioni, i commenti elettorali, le sfuriate, i pareggi, le vittorie generalizzate… vado qui

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